sabato 23 giugno 2018

MONDIALI 2018, TRA SERBIA E CROAZIA NOI TIFIAMO: ISTRIA, FIUME E DALMAZIA!

ISTRIA, FIUME E DALMAZIA: UNA FERITA ANCORA APERTA

I mondiali di calcio in Russia hanno messo sotto i riflettori la litigiosità del "mondo" balcanico, a cui per via di eterni revanscismi e la mai chiusa pagina di Istria, Fiume e Dalmazia siamo legati anche noi italiani, fuori dai mondoali, ma non dalla questione geopolitica.


di Marco Tuccillo (Defend Italia)

Con questo articolo, intendo, fare chiarezza su una vicenda a noi italiani fin troppo cara e sentita, una ferita mai riemarginata e viva nella memoria di coloro che subirono l'oppressione della "stella vermiglia" in casa propria, senza poter avere mai giustizia. Repressione comunista che non ha solamente comportato problemi alla comunità italiana ma a tutti i popoli balcanici, obbligandoli a convivere sotto lo stesso tetto con i diktat spietati imposti dal "mondo sovietico", privando questi della propria vera identità religiosa ma anche etnica a causa del "melting pot" auspicato dallo stesso Tito. Il sanguinamento dei balcani si è protratto sino agli anni '90, con le guerra di Jugoslavia, innescate dai nuovi nazionalismi locali che vollero finalmente ribellarsi al dominio comunista, in seguito alla morte di Tito. I conflitti nazionali-etnici nei territori dell'ex Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, portarono alla divisione degli stati e dei popoli, così come vennero alimentate rivendicazioni e sensazioni di odio tra questi. Proprio la delicata situazione balcanica, continua a rimarcarsi ancora oggi e in tutti gli aspetti, come quello calcistico ad esempio dove la fortissima rivalità tra Serbi e Albanesi, dovuta alla guerra del Kosovo, è all'ordine del giorno e ha influenzato anche i Mondiali in Russia 2018; proprio durante la competizione, i tifosi albanesi hanno approfittato per "sputare" veleno sulla tifoseria serba e la sua squadra, inneggiando alla morte di questi ultimi. Nonostante i moderni tentativi di pacificazione nei balcani, la situazione rimane alquando pericolosa e potrebbe scoppiare da un momento all'altro. Proprio in base a quanto scritto fino ad ora, che faremo un tuffo nel passato e con carattere maggiormente storico e meno sociale.


Era l'aprile 1941 quando le potenze dell'asse occuparono la Jugoslavia e proprio in quel frangente che venne istituito il "Commissariato Civile della Dalmazi" affidato ad Athos Bartolucci da Benito Mussolini. La gran parte della Dalmazia settentrionale venna annessa al Regno d'Italia, per legittimità, comprese quindi anche le città di Spalato e Sebenico, mentre il resto venne consegnato al Regno di Croazia, guidato dagli Ustascia di Ante Pavelic.

Mussolini creò, di conseguenza, il Governatorato di Dalmazia,che includeva:

la provincia di Zara che comprendeva il comune di Zara e il suo entroterra Tenin, più le isole dalmate che passarono sotto sovranità italiana.

la provincia di Spalato (1941-1943), che comprendeva le città di Spalato, Traù e Sebenico con il loro entroterra, più le isole della Solta (meno dunque la Brazza) e le altre Lissa, Curzola, Lagosta, Cazza, Pelagosa e Meleda.

la provincia di Cattaro (1941-1943), che comprendeva i centri di Cattaro, Perasto, Castelnuovo con un piccolo entroterra , seguendo i vecchi limiti veneziani ed austriaci, più l'isola di Saseno, di fronte alle coste dell'Albania vicino a Valona.


Nella fine del 1941, la situazione cominciò a degenerare drasticamente, in quanto si innescarono atroci e violente rivendicazioni etniche sollevate dalle formazioni partigiane di Tito contro gli ustascia di Ante Pavelic e i fascisti italiani o chiunque li appoggiasse. I titini erano, a loro volta, supportati dai cetnici serbi nelle violenze perpetrate ai danni dei civili croati, arrivando a compiere numerosi stupri, vere e proprie mutilazioni o esecuzioni di massa. Le formazioni titine giustificarono cotanta violenza per via del trammento ricevuto dai Croati, anche a danno della popolazione ebraica locale.

I cetnici, solamente in un momento dopo ed entrati in contrasto con i titini, decisero di farsi finanziare e incorporare nella  Milizia volontaria anticomunista (MVAC) per combattere la resistenza titoista, ma ciò causò degli attriti con gli Ustascia di Ante Pavelic che non vedevano di buon occhio le ultime manovre dell'Italia fascista.

Dal canto suo Mussolini, non parlò mai di tradimento a danno di Pavelic, bensì di pacificare una situazione che rischiava di divenire una polveriera interna e pericolosa in quanto si consumava ai confini del Regno d'Italia, causando quindi ripercussioni non indifferenti. Infatti, secondo numerosi fonti storiche, il progetto di Mussolini mirava ad una sorta di unione, nell'anticomunismo, tra serbi e croati e ciò avvenne temporaneamente con quando Dimitrije Ljotić aggregò una minoritaria parte dei volontari Cetnici con gli attivisti di ZBOR, il Movimento Nazionale Jugoslavo (Jugoslovenski Narodni Pokret), fondato il 5 gennaio 1935 dallo stesso Ljotić. Infati, con la capitolazione del Regno d'Italia, la Dalmazia passò sotto dominio tedesco che incaricò  Jotić  di formare il Corpo di Volontari Serbi delle SS (Serbisches SS-Freiwilligen Korps), in cui entrarono una parte dei volontari cetnici e svariati militanti di ZBOR. Ai migliaia di serbi reclutati, si aggiunsero anche alcuni croati e sloveni. Nel 1944 l'armata arrivò a contare quasi 10.000 unità.

Nonostante le numerose forze in campo dell'Asse, le truppe comuniste titine, plurietniche e internazionaliste, liberarono l'intera regione dall'occupazione dell'Asse, grazie specialmente al grosso supporto monetario e bellico dagli Alleati. Lissa, nel mentre, divenne quartier generale delle formazioni militari di Tito, che cominciarono ad operare in maniera violenta ai danni della comunità italiana, una sorta di pulizia etnica che obbligò questi a fuggire, evento storico tristemente noto come "esodo giuliano dalmata". All'esodo, si aggiunsero i numerosi bombardamenti sulla regione, in particolar modo Zara, da parte degli Alleati su indicazioni di Tito, che provava per i "fascisti croati e italiani" un'ossessione da estirpare ad ogni costo. Proprio a causa del feroce odio Titino, che Zara venne bombardata ben 54 volte, completamente rasa al suolo venne paragonata alla Dresda Italiana.

L'ultimo colpo alla presenza italiana avvenne nell'ottobre del 1953, quando le scuole italiane furono chiuse e gli allievi trasferiti, da un giorno per l'altro, nelle scuole croate della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (conduzione comunista) si completò così la pulizia etnica degli Italiani in Dalmazia, inziata con gli aberranti massacri delle foibe nel 1943.

Ancora una volta il colpevole di tutta la violenza commessa ha un nome e si chiama "Comunismo", non Croazia, sotto la guida di Tito e dei suoi boia senza onore e dignità, che approfittando di scontri interni hanno causato la più grande disgrazia della storia balcanica, recando solamente odio ed orrore senza precedenti. Tutt'ora oggi, per moltissimi italiani, la ferita è ancora aperta, sanguina e difficilmente potrà ricucirsi ma la memoria non andrà mai persa, perché le vittime di quelle terre, da sempre nostre, vivranno nei nostri cuori.


giovedì 21 giugno 2018

BOXE, IL FORZANOVISTA TUIACH È SFIDANTE CAMPIONE DEI PESI MASSIMI, COMBATTERÀ NEL PAESE DI CARNERA


Dal sito ufficiale di Fabio Tuiach, consigliere comunale di Forza Nuova a Tiestre e pugile professionista::

«Ora è finalmente ufficiale la notizia e sono carico come non mai! Domenica 15 luglio combatterò per il titolo vacante dei pesi massimi contro Sergio Romano a Sequals, il paesino in Friuli dov’è nato Primo Carnera. Vista la mia grande ammirazione per Primo Carnera sono veramente orgoglioso e felice di combattere a Sequals perché Carnera è stato una leggenda della boxe ma anche l’idolo di un intero popolo durante il ventennio fascista. Il mio avversario è un pugile esperto e molto resistente e non sarà di certo una passeggiata ma ho intenzione di fare una grande gara davanti al mio pubblico e lanciare anche un buon messaggio politico perché non credo ci siano stati altri consiglieri comunali che hanno vinto un titolo nella boxe professionistica. L’incontro si svolgerà in una piazza di Sequals aperta al pubblico vicino alla casa museo del campionissimo Primo Carnera e invito tutti gli appassionati e i tifosi a venire ad assistere ad uno spettacolo sportivo che manca da tempo in regione. Il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore mi ha già confermato che sarà a bordo ring assieme ad altri personaggi politici e io di certo darò il massimo per non deludere nessuno. Mi dicono di non mischiare boxe e politica ma queste sono le mie più grandi passioni e farò sempre del mio meglio in entrambe le cose. Una volta che avrò vinto il titolo non appenderò di certo i guantoni al chiodo perché mi sento ancora molto bene e voglio difendere più volte il titolo davanti ai miei concittadini. Mi sto impegnando al massimo negli allenamenti con ottimi sparring e il mio maestro Denis Conte, amico e collega di partito. Potrebbe essere la terza volta che vincerò il titolo tra i professionisti e non è cosa da tutti tanto più che la prima volta nei pesi cruiser avevo ancora 25 anni il 10 febbraio 2006. Era il giorno del ricordo dell’esodo istriano e dalmata e proprio in quell’occasione ho lanciato il mio primo messaggio politico alzando la bandiera dell’Istria in ricordo della sofferenza dei tanti esuli come il mio papà. Ora sono un pugile esperto ma sono ancora integro perché per vari motivi mi sono preso delle lunghe pause dal ring, adesso però è il momento per tornare a fare al meglio la boxe e riportare il titolo che era già mio a Trieste!»


In foto il campione del mondo Primo Carnera

GIULIANO CASTELLINO, PATRIOTA DI FORZA NUOVA, E' LIBERO!


di Defend Italia

Giuliano Castellino, patriota romano di Forza Nuova, è libero; a confermarlo la mancanza di prove sul fatto, risalente nel settembre del 2017 quando il militante venne arrestato per resistenza e aggressione a pubblico ufficiale, durante l'impedimento di uno sfratto a danno di una famiglia italiana per far posto ad alcuni stranieri.

Rimangono alcune misure restrittrive per Castellino e il processo che si terrà il 19 Settembre, ma si può parlare già di libertà e continuazione delle lotte sociali che hanno portato al riscatto di interi quartieri e borgate popolari della capitale.

lunedì 18 giugno 2018

GRECIA, VIOLENTI SCONTRI PER LA MACEDONIA DOPO IL TRADIMENTO DI TSIPRAS 


Di Stratos Karanikolaou (ELAM) per Defend Italia

Gravissimi incidenti  in Grecia, dove il governo di sinistra di Tsipras ha ceduto il nome  e la storia della Macedonia agli slavi della cosidetta FYROM  e ha ricevuto in cambio un accordo sul debito indistinto e un ampio margine di capitale per coprire il fabbisogno finanziario della Grecia per quattro anni.

La Macedonia è stata  venduta per 30-35 miliardi.

La decisione di Tsipras di riconoscere lo stato di FYROM come “ Macedonia di Nord”, ed i suoi  abitanti come “macedoni” è contraria alla storia ellenica visto che Alessandro il Magno e il grande filosofo Aristotele erano macedoni e certo non erano slavi. La loro continuità è la regione della Macedonia che si trova in Grecia del Nord con la sua capitale  Salonicco.

Immediata è stata la reazione del popolo greco su questa decisione del governo  ellenico. In tante città greche ci sono state  manifestazioni con migliaia di cittadini. Alla manifestazione di Atene alcuni giorni fa si è radunato quasi un millione  di gente.

Domenica scorsa tantissimi manifestanti si sono trovati sulle montagne di Macedonia Ovest dove in distanza di pochi chilometri ai confini con la FYROM si firmava il trattato del tradimento tra i primi ministri dei due paesi.

Putroppo la polizia greca seguendo gli ordini del governo di sinistra ha provocato più di 90 feriti tra dei quali due in gravi condizioni.

Testimoni oculari hanno descritto  la brutalità incredibile  delle forze di sicurezza. 

“  Siamo andati a difendere la grecità della nostra Macedonia e siamo stati in una scena di guerra selvaggia. Le battaglie con gli agenti di polizia erano corpo  al corpo, con sfere di plastica e prodotti chimici che cadevano come pioggia, rendendo l'atmosfera soffocante. Tutti noi, tra noi donne e bambini, abbiamo cerchato di non perdere il respiro”.

Il sangue greco  ha irrigato di nuovo le terre macedoni. Che il governo di Tsipra abbia la certezza che i nazionalisti greci difenderanno la  storia, il patrimonio e l' identità greca di Macedonia.

sabato 16 giugno 2018

Il 16 giugno 1979, moriva Francesco Cecchin. In sua memoria

FRANCESCO CECCHIN: CADUTO DAL BALCONE CON LE CHIAVI STRETTE IN MANO


di Marco Tuccillo (Defend Italia)

“E Francesco che è volato sull’asfalto di un cortile, con le chiavi strette in mano, strano modo per morire…”

Queste le toccanti e profonde parole della canzone “Generazione ‘78” che Francesco Mancinelli dedica a tutti i caduti di quegli anni di piombo, fatti di odio e sangue versato per le strade d'Italia. 

Francesco, era un militante del Fronte della Gioventù, quando a 17 anni venne aggredito da quattro "compagni" antifascisti, che arrivarono a scaraventarlo giù da un balconcino, impattando con l'asfalto dopo un volo di cinque metri...morirà dopo 19 giorni di coma, una storia che assomiglia tristemente a quella di Sergio Ramelli.

Ma torniamo indietro di qualche tempo, siamo a Roma, quartiere africano. Maggio, un mese dove molti studenti cominciano già a fantasticare su come passare l'estate, dove andare in vacanza, come passare le serate tra amici e amori ma questo non valeva di certo per gli "altri", i militanti, coloro che dedicavano tutto l'anno all'ideale e quindi alla militanza politica, ed erano anni in cui operare nell'ambito non era affatto facile, vigeva la legge "uccidere un fascista non è reato" e questa orribile frase caratterizzerà tutta la durata degli anni di piombo.

Cecchin era un ragazzo alto, biondo e con gli occhi chiari, desiderato dalle ragazze per il suo bell'aspetto e il suo nobile animo. Con un simpatico aneddoto, la sorella, Maria Carla racconta di suo fratello come fidanzato con due ragazze diverse e allo stesso tempo, entrambe di bellissimo aspetto. Era proprio così il ragazzo, bello e amato, ma la priorità assoluta era la politica e l'ideale, la militanza, proprio per questo faceva regolare attivismo presso la sezione di "Via Migiurtina", l'unica e nota zona "rossa", del quartiere africano.

Le doti di leader e ribelle di Cecchin risuonano in tutte le strade del quartiere, tanto che "Terza Posizione" desiderava averlo nelle sue fila.  Un grande condottiero nelle strade infuocate di Roma ma a scuola andava diversamente, non eccelleva e non per sue colpe, continuamente bersagliato dai compagni che gli resero l'ambiente praticamente impossibile da gestire.

Dopo le pessime esperienze scolastiche, decise di iscriversi nel liceo artistico di Via Ripetta, qui potè dedicarsi maggiormente ad una delle sue passioni, il disegno. Il suo capolavoro fu un ritratto di Corneliu Zelea Codreanu fondatore del "Movimento Legionario" conosciuto anche come "Guardie di ferro". Codreanu era fonte di massima ispirazione per Francesco; "CAMMINA SOLTANTO SULLE STRADE  DELL'ONORE. LOTTA E NON ESSERE MAI VILE. LASCIA AGLI ALTRI LE VIE DELL'INFAMIA". Questa è la frase del rivoluzionario che più ama e di cui ne fa una vera e propria dottrina.

Nonostante il piccolo angolo di serenità ritagliatosi nel liceo artistico, anche qui i "compagni" erano molti e spesso facevano a botte con il militante del Fronte della Gioventù, una vera e propria routine senza sosta. 

La sera del 28 Maggio, Cecchin si trovava in Piazza Vescovio, nel suo quartiere. Erano le 20 circa. Si trovava in compagnia di altri tre militanti del fronte, serata di affissione quella e da buoni soldati politici bisognava adempiere ai propri doveri. I camerati furono immediatamente "intercettati" dai "compagni" della zona che piombarono sul luogo, strappando i manifesti del Fronte e minacciando Cecchin e i suoi.

La rabbia nel militante del Fronte era molta, comunque non fece una piega e decise di andarsene a casa. Ma quella sera, il fatto volle che Cecchin non aveva sonno, convinse la sorella Maria Carla e insieme uscirono di casa. Strade deserte, il "Bar Vescovio" era chiuso e anche il resto delle attività commerciali, un'aria pesante si respirava già e una fiat panda 850 seguiva i due fratelli lentamente, fino a quando uno dei tizi nell'abitacolo dell'auto impartì l'ordine agli altri scagnozzi di prendere Cecchin. Il giovane camerata riuscì a far scappare la sorella per poi dileguarsi conseguentemente, scomparendo con quelli che saranno i suoi aguzzini nell'oscurità di "via Montebuono". Via Montebuono, dove poco dopo venne ritrovato Francesco a terra, sangue sul naso e che fuoriusciva dalle tempie, nella mano destra un pacchetto di sigarette e nella sinistra, strette in un pugno, quelle chiavi che diverranno un simbolo.

Morì dopo 19 giorni di agonia in ospedale, il 16 Giugno del 1979.

La morte di Francesco Cecchin, un volto da nobile cavaliere ed un cuore, nero, da rivoluzionario è rimasta senza colpevoli. Una morte voluta da quattro vigliacchi senza onore, senza dignità, colmi di odio e violenza ma tutt'ora oggi, noi, siamo qui perché nel ricordo non l'hanno ucciso.

CAMERATA FRANCESCO CECCHIN PRESENTE!

giovedì 14 giugno 2018

LA SANTA GIOVINEZZA LEGIONARIA: RITRATTO DEL CAPITANO CODREANU


di Marco Tuccillo (Defend Italia)

"Guardia di ferro, falchi d'acciaio, l'arcangelo dal cielo ci tende la mano!In avverso destino Corneliu Zelea Codreanu: tu sei il sole nuovo, tu sei il capitano!"

Questo il ritornello del brano "Santa Giovinezza legionaria", che abbiamo usato per denominare l'articolo, della band di musica alternativa "Decima Balder", per giunta già trattata sul blog nella rubrica "Musiche dal fronte".

Corneliu Zelea Codreanu, il capitano, fu il fondatore del "movimento legionario" conosciuto anche come "guardie di ferro" nel 1930. 

Il Capitano nacque il 13 settembre 1899 a Husi, una piccola città della Moldavia settentrionale romena, immersa in una natura aspra e severa dove il retaggio vitale della stirpe, etnicamente e religiosamente trattando, era ben più presente a discapito di Bucarest, già avvolta nell'alone del modernismo del tempo, con tutti i suoi usi e costumi.

Per noi che militiamo su posizioni avverse al mondo moderno,l'eterna battaglia del bene contro il male,  è doveroso ricordare la figura del leggendario fondatore della "Legione Arcangelo Michele" (24 giugno 1927), della "Guardia di Ferro" (20 giugno 1930) e del raggruppamento "Tutto per la Patria" (20 marzo 1935).

Tali formazioni avevano la caratterizzazione dell'antimarxismo più duro, assimilando i vari connotati delle rivoluzioni fasciste avvenute un pò in tutta Europa, applicando a tale concetto quello "spirituale della stirpe", una dottrina di elevazione legionaria che occoreva da contrapposizione alle "leggi dell'usura" e al materialismo più bieco.

Elevazione, mistica del sacrificio, essere esempio, fede  nella preghiera, culto dei padri e degli antenati,  tutto ciò era riconducibile ad una visione del mondo, tipica della dottrina Cristiano-Ortodossa, che affonda le sue radici nella purezza indoeuropea tradizionale. Oltre all'aspetto spirituale, i legionari di Codreanu, usavano anche molti metodi di aggregazione per esprimere "cameratismo" tra di loro, tra questi lo sport sicuramente e altre attività all'aperto. Infine, caratteristica del movimento, era anche completare attività ricreative o lavorative assieme, tra legionari, per fare in modo che arrivassero ad essere una sola cosa, una sola entità.

Nell'aspetto del profondo rispetto verso la natura, palesato dal movimento nelle molte escursioni che venivano compiute in montagna, presso i laghi e le colline, ricordava molto quello dei "Wandervogel" che cercava nella Germania pura, limpida ed incontaminata una sorta di ascesi diretta del proprio spirito.  Durante queste escursioni, i legionari del Capitano Codreanu, intonavano canti della tradizione romena vicino i focolari , questi presso i bivacchi improvvisati per riposare.

Sotto le "leggi del cuib" (regole legionarie) e le insegne verdi del movimento legionario, si raccolsero moltissimi giovani pronti a servire la rivoluzione spirituale e combattente del Capitano Codreanu, oramai la visione di opporsi al bolscevismo e allo spietato capitalismo usuraio, era divenuta di dominio comune. Purtroppo il sogno di Corneliu Zelea Codreanu, veniva interrotto proprio da coloro che la rivoluzione delle guardie di ferro dovevano supportarla, ovvero la Monarchia e la Chiesa Ortodossa che disertarono con viltà e disonore.

Proprio il sistema clericale vigente in Romania al tempo, in collaborazione con alte cariche monarchiche, si servirono della polizia segreta "Oculta", per creare una sorta di "strategia della tensione" che occorreva a far cadere Codreanu e i suoi camerati in disgrazia, trovando quindi il pretesto per distruggere il movimento e la sua nobile visione.

A seguito di persecuzioni, violenze, torture e arresti si arrivò all'assassinio del Capitano Codreanu e di alcuni suoi uomini durante un tentativo di fuga, nella notte tra il 29 e il 30 Novembre, ad opera della polizia romena del tempo. 

Con la morte di Codreanu e i suoi uomini, moriva anche quella visione di una Romania fortemente indoeuropea, legata alla terra di Dacia e ai legionari dell'Imperatore Traiano, caduta nelle mani del cosmopolitismo che ne ha prosciugato la nobile linfa tradizionale per iniettare solamente veleno.

Per noi, oggi, Corneliu Zelea Codreanu e i suoi legionari,rappresenta l'esempio da percorrere, la giusta strada dell'onore e della nobiltà, con la purezza dello spirito da contrapporre ad un nemico malato, corrotto e marcio; la santa giovinezza legionaria che si eleva a spada e scudo della patria, della tradizione e della stirpe.

mercoledì 13 giugno 2018

Crotone, manifestazione CGIL per Aquarius, blitz di FN al Comune ed al Sindacato



Comunicato Stampa

"Pugliese #STAYHUMAN con i crotonesi!""CGIL #STAYHUMAN con i lavoratori!",

recitano i due striscioni affissi rispettivamente al Comune di Crotone ed alla sede della CGIL nella notte a ridosso della manifestazione pro-clandestini ed ONG promossa dalla CGIL e che ha trovato pubblicità incredibilmente sulla pagina istituzionale FB del Comune di Crotone, dopo l'altrettanto assurda presa di posizione del sindaco Pugliese che aveva chiesto di accogliere nella Città di Milone la nave Aquarius mostrando disprezzo per un ministero e sostenendo le istanze anti-nazionali di sinistre, Ong, scafisti e coop. 

Forza Nuova ha usato l'hashtag #StayHuman, adoperato dalla CGIL per promuovere l'evento (in programma oggi pomeriggio alle 18:00 presso il porto della città N.d.R), pabbiamo voluto portare all'attenzione dei due soggetti in questione un dato di fatto, che è quello di aver perso di vista i veri obiettivi per cui dovrebbero lottare: i cittadini crotonesi ed I lavoratori italiani.

Ci sembra assurdo che nella Crotone dei disservizi, dove il Castello di Carlo V° è chiuso in estate, dove l'amministrazione non riesce a far uno stadio nuovo in tutela della squadra e dei reperti archeologici, dove si emigra, il lavoro è assente o precario e si muore sui cantieri, in questa Crotone si pensa a manifestazioni ridicole contro la volontà dei ministeri e a favore delle ONG. 

Invitiamo CGIL e Comune ad occuparsi di questioni di interesse pubblico ai cittadini crotonesi.


 Forza Nuova Crotone