martedì 13 novembre 2018

Europa risorgi sul mondo: Varsavia, cronaca della Marsz Niepodległości 2018

La magia della Polonia nazionalista si è rinnovata e ci ha fatto vedere Andrzej Duda Presidente della Polonia e Roberto Fiore leader di Forza Nuova e degli eurodeputati aderenti ad APF, braccio a braccio contro l'UE. Trecento mila tra patrioti polacchi e nazionalisti arrivati da tutto il Vecchio Continente, in testa al corteo delle formazioni politiche, ospite d'onore la folta delegazione di Forza Nuova con lo striscione.

di Marco Tuccillo (Defend Italia)

L'11 Novembre 2018, come ogni anno, si è tenuta a Varsavia (Polonia) la nota "" ovvero "Marcia dell'indipendenza".

L'imponente manifestazione rappresenta oramai la culla di rappresentanza di tutti i movimenti patriottici e nazionalisti Europei, che si riconoscono nei valori della millenaria europa che vengono incarnati alla perfezione dai circa 300.000 manifestanti presenti nelle strade della capitale polacca.

Bandiere biancorosse polacche che si amalgano alla moltitudine di colori delle altre bandiere europee, andando a testimoniare un senso di unità più unico che raro; quello stesso senso di fratellanza che l'Unione Europea ha tentato di distruggere con i suoi mostruosi tentacoli.

Al contrario delle fandonie dei pennivendoli che cianciano di ritorno ad un'ipotetica guerra europea se al potere dovessero arrivare i nazionalismi, la marcia dell'indipendenza dimostra l'esatto contrario,andando a smentire le infamie di chi, ogni giorno, serve la causa del mondialismo e del pensiero unico, oramai colonne portanti del sistema finanziario capitalistico e NeoTrotskista,che tanto sangue ha fatto versare al nostro glorioso continente.

In Polonia, oltre i noti movimenti nazionalisti polacchi di spicco come l'ONR e MW, abbiamo potuto vedere anche la folta presenza di patrioti provenienti da ogni parte d'Europa, ad esempio: gli italiani di Forza Nuova con Lotta Studentesca, ramo giovanile del movimento; gli Spagnoli di Democracia Nacional e delle altre forze nazionaliste iberiche; le forze slovacche di Kotleba e quelle rumene di Noua Dreaptă; ancora tantissime altre realtà come ucraini, russi, greci, belga, francesi e via discorrendo. 

Un'Europa dei popoli realmente unita sotto gli slogan di Dio, Onore e Patria scagliando contro Bruxelles canti di guerra e volontà di riconquista senza compromessi, con la sola speranza nell'ardore che ha mosso così tanti patrioti a ritrovarsi fianco a fianco, nell'eterna guerra tra bene e male.

venerdì 9 novembre 2018

DONNA SOLDATO E GUERRIERA: UN PUNTO CRUCIALE PER LA RINASCITA SPIRITUALE

di Marco Tuccillo (Defend Italia)

Storicamente la figura della donna è sempre stata contrastante nei secoli, capace di avere ruoli di fondamentale importanza presso le antiche popolazioni indoeuropee con i loro culti ancestrali per arrivare ad avere un ruolo maggiormente marginale durante il medioevo.

I due aspetti si sono protratti nel tempo con un susseguirsi di evoluzioni nella morfologia della stessa donna, che con il passare degli anni ha assunto, giustamente, le caratteristiche dettate dal tempo. L'evoluzione della donna, come già citato, ha consentito di acquisire un ruolo vitale, non solo per la capacità di procreare come tassello per la costruzione della famiglia, bensì come chiave nei meccanismi della romantica guerra o meglio della santa barricata...spieghiamoci meglio: figure di donne guerriere, nella storia, ce ne sono state tantissime e tutte si sono contraddistinte per una sorta di ribellione nei confronti di quel sistema che le vedeva marginali e poco proficue se impiegate in altri settori/campi, fattore smentito più volte durante la storia del nostro mondo. 

Per fare qualche illustre nome, possiamo citare: Giovanna d'Arco in antichità, nell'era moderna invece Fiorenza Ferrini (SAF), Norma Cossetto, Gina Romeo fino ad arrivare a Evita Peron e Asma Al-Assad. Tra questi nomi, anche se vi sono figure non impiegate in "prima linea" è come se lo fossero state per l'impegno sociale, l'amor patrio e la caratura di donna trasmessa al proprio popolo e al mondo intero. Ci sono tantissime altre figure di degna importanza che invece fanno parte della donna votata alla "santa barricata". Un esempio lampante è quello di Ines Donati ma ancora tutte le guerriere del Servizio Ausiliario Femminile, le valchirie della difesa di Berlino, le ragazze di Budapest e quelle di Praga, passando per la dimostrazione di estrema forza delle  leonesse siriane contro il terrorismo e il mostro mondialista israeloamericano. Di moltissime delle citate non si conoscono i nomi eppure la storia ci ha tramandato il loro sacrificio e il sangue versato per qualcosa che va aldilà del sempliciotto termine  "allevatrici di figli", va oltre il tassello, seppur importante, per la costruzione di una famiglia ma ci porta allo spirito indomito di un essere versato per natura al campo di battaglia. Tali parole non vogliono naturalmente marginalizzare il ruolo di "donna di casa" che rimane vitale per la costruzione di una famiglia ma che questo sia affiancato alla volontà di lotta, quella reale condizione di sacrificarsi per i propri diritti e in maniera efficace, concreta e seria per intenderci non come le "femministe" di scuola sessantottina. La donna, oggi, deve avere l'incentivo di poter contribuire, allo stesso tempo, alla famiglia e al mondo del lavoro, con la chimica dell'eterna guerra che mai deve abbandonare l'animo di questi esseri che la natura ha voluto forti e vigorosi.

Anche se negli ultimi anni, abbiamo avuto fin troppe dimostrazioni di "donna-merce" o donna da "attivismo" di dubbia leggitimità, sappiamo che ci sono ancora coloro che vivono nelle strade infuocate della rivolta dietro le barricate, accanto agli uomini, per difendere la Patria dagli attacchi di chi le vuole come becere figure da vetrina o come schiave di aguzzini e maiali del mondo del lavoro. Noi auspichiamo che la donna sia da trincea oltre che da casa, che sia "santa guerriera" per una rinascita spirituale che possa comportare quel passo fondamentale per la rivoluzione  culturale a cui guardiamo da anni, segmento necessario per la rivoluzione politica.

giovedì 8 novembre 2018

QUALE EUROPA E QUALE NAZIONALISMO

di Davide Pirillo (Defend Italia)

I primi "europeisti" (lasciatemi passare il termine) sono stati i nostri nonni politici, quella generazione di giovani europei che da tutte le nazioni marciava in armi ed insieme contro l'URSS, in gruppi di volontari nel secondo conflitto mondiale. "Europeisti" lo siamo stati anche noi "nipoti", proprio noi che oggi abbiamo portato la nostra barca sulla sponda del nazionalismo vecchia maniera, a volte anche in chiave revanscista, proprio noi che comunque leggiamo Degrelle e Codreanu, che andiamo ancora oggi  alla Valle de los Caidos a Madrid, che manteniamo rapporti con i patrioti polacchi a Varsavia ed in altre numerose nazioni da Cipro fino ai paesi scandinavi. Noi, quelli che per le strade del Vecchio Continente ci siamo inebriati dell'odore di Civiltà; quelli che gridavano fino agli anni '90: «Europa! Nazione! Rivoluzione!» su cui sopra i bomber neri non di rado spiccava lo scudo con l'aquila ed i gigli della Charlemagne ... 

Incoerenza? NO, non lo è.

il nostro sogno era (forse è ancora) una Europa dei popoli e delle libere e sovrane nazioni, coese nello sforzo maggiore di civilizzazione, un sogno che non era fatto di banche e logiche economiche.  

Oggi il nazionalismo è ritornato al primo stadio, perché le nazioni sono state distrutte, ma arriverà nuovamente quel giorno che ricostruite le nostre patrie, tutti i giovani d'Europa torneranno a marciare insieme per continuare quel sogno che fu di Atene e Roma, che tormentava i migliori sovrani di ieri, fino a quel signore che non nomino, perché lo scopo del post non è la polemica comoda agli anti-fascisti, ma dire: No alla UE, Si alla sovranità nazionale ed all'Europa dei Popoli, autodeterminati, uniti dalla cultura millenaria e  da vera fratellanza, uniti insomma da un sogno e non dalle grigie congreghe della UE e della BCE, uniti ieri contro sovietici e plutocrati ed oggi contro gli €uro-usurai annidati a  Francoforte, Strasburgo e Bruxelles e contro i colleghi a stelle e strisce.

martedì 30 ottobre 2018

IMMORTALI: UNO NOVEMBRE, IN MEMORIA DI MANOS E GIORGOS

Di Marco Tuccillo (Defend Italia)

«Giacciono sullo scudo i figli dell'aurora»

1 novembre 2013, Atene, le bestie rosse si aggirano con la bocca sporca di sangue, mentre gli occhi inietatti di veleno posano il proprio sguardo mostruoso sui due giovani spartani.

L'elmo soffoca le tempie, le vene rigonfiano e nel sangue ribolle lo spirito della Grecia eterna e sovrana; lo scudo poggia a terra, a voler resistere a quell'assalto carico di bestialità ma il male ha la meglio e i guerrieri cadono a terra nel compimento del proprio sacrificio.

Manos e Giorgos, ennesime vittime dell'odio antifascista e comunista, assassinati a sangue freddo in una serata invernale come tante, passate fuori la sezione di Alba Dorata dove i due militavano.

Nessuna indagine, o meglio, false direttive per cercare di insabbiare una vera e propria esecuzione come fu quella di Acca Larentia nel 1978 e altre avvenute in Italia negli anni di piombo. Nessuno ha pagato per la morte di Manos e Giorgos, ancora un'ingiustizia, a testimonianza che questo mondo malato e corrotto ha il volere di eliminare coloro che lottano per la propria patria mai venendo meno al senso del dovere.

L'Europa dei figli migliori, ogni anno, commemora i due spartani con un corteo commemorativo a dimostrare che l'esempio è eterno e che non si ha alcuna volontà di dimenticare due fratelli uccisi dalla barbarie rossa spinta dal sistema democratico.  

Anche quest'anno, Forza Nuova  marcerà per Milano in ricordo di Manos e Giorgos.


sabato 6 ottobre 2018

DOMENICA, NAZIONALISTI IN MARCIA DA TUTTO IL SUD ALLA VOLTA DI CATANZARO

QIESTA DOMENICA, DOPO RIMINI FORZA NUOVA MOBILITA I MILITANTI DEL SUD IN UN CORTEO A CATANZARO, IN ATTESA DELLA GRANDE MANIFESTAZIONE ANNUALE A ROMA DEL 4 NOVEMBRE

Comunicato nazionale ufficiale FN:

«CATANZARO, FORZA NUOVA IN CORTEO CON ROBERTO FIORE

Dopo il corteo di Rimini dello scorso 8 settembre, Forza Nuova ha scelto Catanzaro prima della grande manifestazione che ci attende a Roma il 4 novembre. 

Una città del sud che chiede il suo riscatto per chiedere il riscatto di tutto il Meridione.

Perché la Sovranità si pretende su tutto il territorio nazionale.

Perché i giovani del sud non hanno mai smesso di emigrare.

Perché neanche il governo giallo-verde vuole creare Lavoro per i giovani del sud, ma promette solo sussidi.

Perché la Dignità non è un decreto e la questione meridionale non è mai stata risolta.

L'appuntamento è fissato per domenica 7 ottobre, ore 15:30, presso il lungo mare (altezza "ancora"). Tutti i cittadini ed i movimenti alleati di FN sono invitati a partecipare.  

Forza Nuova»

Comunicato FN Calabria:

«Abbiamo seguito con stupore la vicenda degli "identificati" a Catanzaro, tra quei giovani e meno giovani che hanno partecipato al funerale di Nando Giardini, mi riferisco alla vicenda dei "saluti romani", durante il rito del Presente, così apprendo dai giornali. 

Il tutto ci sembra una farsa paradossale di un sistema che nominalmente si dichiara democratico, ma poi reprime la libera espressione dei suoi cittadini. Inoltre va ricordato che decine di sentenze della Corte di Cassazione hanno sdoganato i "saluti romani" durante le cerimonie, quali atti leciti, facendo cadere nel nulla tutti questi "atti di repressione", contro i movimenti nazionalisti italiani.

Appreso dai giornali della identificazione di alcuni dei presenti al funerale, voglio portare a questi la vicinanza di tutto il movimento di Forza Nuova e della segreteria regionale  e contestualmente lanciare una “chiamata alle armi" a tutti i camerati di Catanzaro, di tutti i movimenti presenti sul territorio (al di là del proprio logo di partito), a scendere in piazza insieme a noi nella giornata del 7 ottobre, quando proprio a Catanzaro il nostro movimento attraverserà la città con un suo corteo. Offriamo questa nostra azione politica come trampolino di lancio per una protesta pacifica e coordinata  contro questi che ci sembrano veri e propri tentativi di repressione, affinché l'opinione pubblica e  le istituzioni competenti, siano sensibilizzate a far cadere nel nulla questo, che se verrà mandato avanti diverrà solo un processo farsa, una bolla di sapone che esploderà inesorabilmente e giustamente in tribunale, lasciando il nulla dietro di sé, non solo, facendo inoltre sperperare molti soldi dei contribuenti italiani, in quanto, come ricordavo prima, la Corte di Cassazione in tutti i casi similari ha sancito che fare il saluto romano durante una cerimonia di commemorazione non è reato."

Davide Pirillo 

Coordinatore regionale calabrese e dirigente nazionale Forza Nuova»

Anche Lotta Studentesca ha annunciato dalla sua pagina ufficiale nazionale la sua mobilitazione Sud per il corteo di Catanzaro.

Forza Nuova Catanzaro ha annunciato che contestualmente nella stessa giornata, inaugurerá lo spazio sociale forzanovista CASA DEGRELLE, uno spazio attrezzato nel popolare quartiere di Gagliano.

Presente al corteo la locale di Fiamma Tricolore e le comunità militanti storicamente amiche di FN a Catanzaro ed in Calabria.

venerdì 5 ottobre 2018

5 OTTOBRE: IN MEMORIA DI NANNI DE ANGELIS, PICCOLO ATTILA PRESENTE


di Marco Tuccillo (Defend Italia)

«Come un’aquila ora vola lui

sorridendo alle stelle e ancor più su

e il suo flauto suonando ci guiderà

verso l’alba che sicura è già»

Così recita una strofa della nota canzone "Piccolo attila" dedicata al guerriero, al legionario, all'esempio di lotta e militanza, Nanni de Angelis, ucciso dal braccio armato dello stato boia e antifascista in un clima da guerra civile.

Nazareno De Angelis detto “Nanni” nacque a Campotosto il 31 luglio del 1958. Nel 1973, Nanni De Angelis, iniziò a frequentare le scuole superiori presso il Liceo Scientifico “Plinio”. Qui, l’episodio che lo segnerà per sempre. Insieme ad altri ragazzi neofascisti fu rinchiuso in una stanza della scuola da militanti della sinistra extraparlamentare appiccando un incendio alla porta come gesto dimostrativo. Per fortuna i giovani riuscirono a fuggire dalla finestra. Per Nanni De Angelis fu la data del suo passaggio dallo status di simpatizzante a quello di militante attivo.

Nel 1976, insieme a Gabriele Adinolfi, Roberto Fiore e Walter Spedicato, fondò “Lotta Studentesca”, coordinamento di studenti che tentarono di estrarsi da ogni precedente esperienza fascista o di estrema destra. I suoi migliori amici in quel periodo furono Massimiliano Taddeini e Luigi Ciavardini, con cui condivideva tutto. Su questo asse si reggeva sia la squadra di rugby che l’organizzazione di Terza Posizione.

Nel 1979, grazie ad un’enorme ondata di nuove adesioni, i quattro sciolsero Lotta Studentesca per strutturare una nuova organizzazione estremamente gerarchizzata, Terza Posizione, costituita in Cuib e ripartita in zone di competenza. Aprirono per la prima volta una sede, vicino alla Fontana di Trevi, e fondarono un giornale. Nanni De Angelis in quel periodo diventò responsabile militare della sua zona, compresa tra i Parioli, il quartiere Salario ed il quartiere Trieste. Guidò una squadra denominata “I Brutti”, composta da ragazzi che provenivano dal mondo dello sport. Il 22 febbraio del 1980 fu ucciso a Roma l’autonomo Valerio Verbano. Subito si scatenò la campagna contro Terza Posizione e Nanni De Angelis. Quest’ultimo, chiamato dal padre di Valerio, si recò da solo a casa Verbano, in mezzo a centinaia di militanti ed autonomi comunisti. L’equivoco venne subito chiarito ed il padre di Valerio accompagnò Nanni De Angelis su un taxi sincerandosi che tornasse a casa sano e salvo. 

Ad un concerto di Alan Stivell, cantautore celtico degli anni settanta, partecipano circa ottomila ragazzi tra i quali diciassette militanti di Terza Posizione tra una folla quasi completamente di sinistra. Sulle note di Foggy Dew, ballata irlandese che  raccontava l’assedio dei repubblicani da parte dell’esercito monarchico inglese, i ragazzi di sinistra aggredirono i militanti di Terza Posizione capeggiati da Nanni De Angelis. Quest’ultimi reagirono mettendo inaspettatamente i primi in fuga. L’evento, assunse una valenza storica all’interno di tutto l’ambiente neofascista, tanto da dedicare canzoni allo scontro ed il soprannome di “Piccolo Attila”.

 Il 23 settembre del 1980, in seguito alla strage di Bologna, scattò una massiccia operazione nei confronti di militanti neofascisti. Cinquecento agenti perquisirono le abitazioni dei militanti appartenenti a Terza Posizione ed all’emissione di numerosi mandati di cattura. Tra i destinatari anche Nanni De Angelis. Il 4 ottobre, alle ore nove, insieme a Luigi Ciavardini, ricercato per l’omicidio dell’appuntato di Polizia, Franco Evangelista, detto “Serpico”, si recò in Piazza Barberini per incontrare un amico e organizzare un piano per sfuggire all’arresto. Ad attenderli decine di agenti in borghese. Luigi Ciavardini si accorse della presenza di due poliziotti, gridò e si dette alla fuga con Nanni De Angelis. I due inseguiti si divisero, ma furono subito raggiunti e tratti in arresto. Di Nanni De Angelis si perse ogni traccia per quarantotto ore, dal momento dell’arresto a quello del primo comunicato ufficiale. 

Al momento dell’arresto Nanni De Angelis fu scambiato per Luigi Ciavardini e, pertanto, colpevole dell’omicidio dell’agente Serpico. Per questo fu colpito selvaggiamente sia durante l’arresto sia in caserma. Intorno alle ore undici i sanitari dell’ospedale San Giovanni, dopo aver visitato Nanni De Angelis, compilarono un referto medico riportando una prognosi di sette giorni e il ricovero per osservazione. Nanni De Angelis fu, invece, inspiegabilmente dimesso e la mattina del 5 ottobre tradotto in ambulanza della Croce Rossa presso la casa circondariale di Rebibbia e messo in isolamento, su disposizione del Procuratore Guardata. Venti minuti dopo Nanni De Angelis fu trovato morto impiccato con un lenzuolo nella cella di isolamento n° 23. La versione ufficiale parlò di suicidio, ma la famiglia annunciò passi legali e la stampa si pose numerose domande. Infatti, secondo i familiari, Nanni De Angelis doveva rimanere in ospedale almeno per settantadue ore. A testimoniarlo vi era il referto medico dell’ospedale. Dagli interrogatori di poliziotti, infermieri e medici, tutti affermavano, quasi con le stesse parole, che Nanni De Angelis aveva ferite di ogni genere, ma che stava psicologicamente bene, tranquillo e che non manifestava alcun proposito suicida.

Nonostante tutto ciò, la requisitoria che si tenne nell'estate del 1984, venne archiviata senza processo. La cerimonia funebre, per decisione della famiglia, si svolse in forma privata ma il corpo di Nanni De Angelis non fu cremato in quanto, maggiorenne, non aveva lasciato disposizioni scritte in materia e nemmeno su richiesta dei genitori. La salma di Nanni De Angelis fu portata a Poggio Cancelli, in Abruzzo. Gli dedicherà una canzone, Gabriele Marconi, uno dei giovanissimi ragazzi di Terza Posizione. Piccolo Attila venne composta sulle note di The Foggy Dew, il brano suonato nel 1980 durante gli scontri di Villa Torlonia. 

Il 5 ottobre del 1987 alcuni sconosciuti si introdussero nel piccolo cimitero di Poggio Cancelli, trafugando la salma di Nanni De Angelis.Gli ignoti cremarono il corpo in un bosco del Gran Sasso, dispersero parte delle ceneri e poi riconsegnarono le altre in una urna inviate all’indirizzo di via Ristori a casa De Angelis accompagnate ad una lettera. In questa, spiegarono di essere amici di Nanni e di aver attuato le sue ultime volontà. La madre fu nominata dal giudice custode del corpo del reato ma non sporse mai denuncia.

La morte di Nanni de Angelis, come quella di tanti altri camerati, non ha mai visto giustizia e verità, avvolta in un alone di mistero istituzionale sporco come il volto degli sciacalli sguazzanti nel fango. Nonostante ciò, gli esempi degli eroi vivranno in eterno e il dovere della memoria è riservato a pochi eletti dagli sguardi nobili e i cuori puri.

CAMERATA NANNI DE ANGELIS PRESENTE!

venerdì 21 settembre 2018

IL NAZIONALSINDACALISMO PER UNO STATO NUOVO

di Marco Tuccillo (Defend Italia)

I sindacati rossi e tradizionali hanno fallito, abbandonando completamente i diritti lavoratori per dedicarsi esclusivamente al business dell'accoglienza e alla lobby LGBT, amalgandosi pienamente al sistema per ritrovarsi zerbini della partitocrazia classica che risulta la vera ed unica traditrice della Patria.

Tante le sigle che scandiscono la cloaca sindacalista dell'oggi, tutte rigorosamente versate al modello progressista e radical chic che non riesce ad adempiere ai reali bisogni della classe lavoratrice, sempre più vittima dell'ultracapitalismo imperante e incapace di reagire per una condizione interna all'aziende stesse, fatta di schiavitù e resa incondizionata nei confronti del "padrone", oggi figura osannata quasi fosse un santo o un benefattore che non merita alcuna critica o opposizione.

Oggi, urge la presenza di sindacati nazionalpopolari sulla scia di quel sindacalismo rivoluzionario che probabilmente incarna la vera essenza della difesa dell'operaio o del lavoratore in genere. Il sindacato squisitamente nazionalista e terzierista, si pone la prorità di essere dapprima Italiano e solamente dopo socialista, come disse Filippo Corridoni paragonando la situazione italiana a quella tedesca prima degli anni '20.

La continua ricerca della giustizia sociale per in sindacalisti rivoluzionari, pone una condizione d'estremo atto d'amore nei confronti delle esigenze dei lavoratori che non è più riscontrabile nel sindacalismo classico o rosso che ha sempre messo dinanzi a tutto la condizione politica a quella operaia, tradendo a più riprese le reali aspettative del popolo.

Gli esempi di nazionalsindacalismo o alternativi alle realtà partitiche e improduttive, sono numerosi nella storia e possiamo delineare movimenti come quelli che nacquero,in Italia, agli albori della grande guerra unendosi alla chimica dell'interventismo arrivando a creare una visione unica nella storia. 

Non solo in Italia, basterebbe pensare alla Spagna delle JONS (Giunte di Offensiva Nazional-Sindacalista) di Ramiro Ledesma Ramos, che più rappresentarono l'essenza del nazionalismo sindacalista e realmente rivoluzionario, disinteressato ai diktat comunisti e marxisti, ritenuti i fautori della morte della classe operaia che da forza lavoro della patria diventava semplicemente numerico da sfruttare nelle fabbriche. La stessa realtà della Falange, sempre in terra iberica, con Josè Antonio Primo de Rivera sposava le tesi del nazionalsindacalismo misto a venature dai colori cristiani e sociali, che si differenziarono leggermente dalla visione nuda e cruda di Ramiro Ledesma Ramos, condizione che accentuò il processo di abbandono da parte di quest'ultimo, affiancato anche ad un'aspra critica nelle scelte di Josè Antonio. Nonostante ciò, i due figli di Spagna, non accantonarono mai il rispetto reciproco e l'estremo saluto a demarcare la visione poetica e romantica della patriottica esistenza durante i massacri dei rossi e del regime colluso nel clima della guerra civile.

La storia ha partorito tantissimi altri esempi di sindacalismo rivoluzionario, come gli ambienti che contribuirono all'ascesa del peronismo in Argentina, prima ancora il "movimento nazionalsindacalista" Portoghese sulla scia dell'esempio spagnolo. Le falangi libanesi scandirono il massimo esempio di tale dottrina in Libano per l'appunto, stessa cosa si potrebbe dire per l'Action française (azione francese) nella terra di Giovanna d'Arco e dei leoni della Charlemagne.

Oggi, invece, a parte alcune continuazioni degli esempi citati esistono realtà completamente nuove che comunque si rifanno alla visione primordiale del nazionalsindacalismo. In Italia la struttura SINLAI (Sindacato Nazionale Lavoratori Italiani), struttura sindacale di Forza Nuova, è una novità nel panorama italiano inquinato dal sistema rosso e traditore, riportando in auge la reale attenzione al mondo del lavoro e specialmente ai lavoratori e ai diritti necessari e vitali di quest'ultimi in funzione della creazione di uno Stato Nuovo dove la forza lavoro deve essere considerata come il motore della nuova entità politica e lavoratrice, una condizione spirituale e non meramente numerica, grigia e priva di slancio come è stato fatto in tutti questi anni di cattocomunismo e liberismo senza freni.

Altre realtà di tutto rispetto sono quelle nate nel Donbass, precisamente nelle due repubbliche popolari, che hanno ripreso a strutturare la visione sindacale in chiave nazionalista, sociale e popolare, abbandonando gli schemi del socialismo reale oppure del comunismo.