lunedì 11 febbraio 2019

LA LEGGENDA DEL PIAVE, IL FIUME SACRO ALLA PATRIA NON SOLO IL 4 NOVEMBRE

di Marco Tuccillo (per Defend Italia)

Un tempo nelle scuole italiane "La canzone del Piave" era quella melodia che a molti dei nostri genitori veniva insegnata per riproporla in una recita, una giornata di memoria sul sacrificio della prima guerra mondiale, per semplice conoscenza o per qualsiasi altra attività scolastica; oggi, questa nota melodia patriottica, va sempre più scemando, rischiando di perdersi nel turbine violento del tempo a causa di una società che non vuole riscoprirsi "italiana", bensì favorisce la distruzione di tutto ciò che è Patria, eroismo, sacrificio.

Patria, eroismo e sacrificio i tre elementi che più rispecchiano lo spirito dei soldati impegnati nell'Offensiva del Piave, teatro di guerra che vide lo svolgersi di tre imponenti battaglie:Prima battaglia del Piave (dal 13 al 26 Novembre 1917),  Battaglia del solstizio o seconda battaglia del Piave ( 15-24 Giugno 1918) e Battaglia di Vittorio Veneto o terza battaglia del Piave (dal 24 Ottobre al 4 Novembre 1918).

La "Canzone del Piave" fu composta proprio durante quegli slanci, quell'arditezza, quell'elevazione del fante italiano durante le battaglie del Piave, in una calda notte del giugno 1918 da Ermete Alessandro Mario,  pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta. La canzone, ben presto, venne fatta conoscere ai soldati dal cantante Enrico Demma, l'inno contribuì a restituire morale alle truppe. Visto il successo delle note della "Canzone del Piave", Armando Diaz si adoperò immediatamente nell'inviare un telegramma all'autore, citando queste famose parole: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!».

L'inno patriottico di Ermete Alessandro Mario, si può confermare che sia diviso in ben quattro parti o meglio argomenti, che caraterizzano la canzone in maniera specifica, partendo dalla marcia dei fanti italiani verso il fronte, passando per la disfatta di caporetto, la difesa del Piave e la vittoria finale.

Nella strofa iniziale, infatti, vi è la descrizione del concentramento silenzioso delle truppe italiane, che avvenne nella notte tra il 23 e il 24 Maggio 1915, anno in cui l'Italia dichiarò guerra all'Impero austro-ungarico con l'attacco   alle  fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena. Come abbiamo citato in precedenza, invece, la seconda parte riguarda la disfatta di Caporetto, infatti vi è la descrizione della situazione tragica in cui versavano i nostri soldati.  Nella terza strofa giunge il momento della difesa delle truppe italiane del Regio Esercito dalle nuove offensive sferrate dall'Imperial Regio Esercito Austro-ungarico, ques'ultimo che si trovò ostacolato dalla provvidenziale piena del fiume Piave, favorendo di gran lunga gli Italiani.  Nell'ultima strofa si immagina che una volta respinto il nemico oltre Trieste e Trento, con la vittoria tornassero idealmente in vita i patrioti Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro e Cesare Battisti, tutti uccisi dagli austriaci.

Le battaglie del Piave e i loro sacri eroi, rappresentano per noi una fondamentale parte di storia che non può essere dimenticata, gesta e memorie che vanno tramandate nell'eternità per fare in modo che l'immenso sacrificio degli uomini che vi parteciparono rieccheggi fiero nelle generazioni odierne e quelle che verranno. La gloriosa vittoria della Prima Guerra Mondiale è di importanza vitale per ricreare negli Italiani quel senso di appartenenza andato quasi perduto, riformulare la potente chimica dell'amor patrio tra spirito, ricordo e azione.

"Era un presagio dolce e lusinghiero, il piave mormorò: non passa lo straniero!"